Il Prodotto Oriana Fallaci
 



di Miguel Martinez

Ho sempre evitato di scrivere qualcosa di specifico a proposito di Oriana Fallaci, a parte una lista dei più clamorosi errori comparsi sulla Rabbia e l'orgoglio, che ho diffuso su qualche mailing list poco dopo l'uscita del libro. Un compito che l'ottimo studioso Stefano Allievi ha poi svolto molto meglio di me. Stefano Allievi ha poi scritto un secondo libro in cui smantella, con chirurgica delicatezza, anche la seconda opera di Oriana Fallaci.

L'Italia, e probabilmente tutto il mondo, è piena di gente astiosa e ignorante, e Oriana Fallaci, un'anziana signora che si è fissata per qualche insondabile motivo con i "musulmani" come altri si fissano a una certa età con gli extraterrestri, non è diversa da qualunque Moderato che di tanto in tanto si sfoga con me. O da Fulvio Grimaldi, un individuo ugualmente egocentrico, ugualmente paranoico, ugualmente pronto a falsificare i fatti, ma meno fortunato di Oriana Fallaci.



Oriana Fallaci


Credo che Oriana Fallaci abbia tutto il diritto di scrivere, come lo hanno gli esagitati di Holywar (un sito web rumorosamente antiebraico, attualmente sotto processo), i sostenitori della Grande Israele o quelli della Padania bossiana. Tutta gente dedita a quello che potremmo chiamare impressionismo creativo. Ad esempio, la Fallaci (Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, p. 27 - segnalazione di Daniele Scalea) ci racconta una cosa certamente impressionante:

"pensi ai mussulmani che in Libano crucifiggevano i cristiani maroniti. Dopo avergli mozzato gli arti e cavato gli occhi, bada bene."
Abbiamo badato talmente bene, che ci stiamo ancora a chiedere come si faccia a crocifiggere qualcuno, dopo avergli mozzato gli arti. Ci vuole creatività, almeno da parte della Fallaci.

La grande differenza tra Oriana Fallaci e Holywar non è il contenuto, ma la confezione, che fa di Oriana Fallaci un prodotto di punta dell'industria mediatica. Un prodotto venduto con un lancio straordinario, e che ha un committente e una clientela.

Il committente è, sia l'insieme delle imprese che hanno guadagnato sul fenomeno Fallaci, ma anche e soprattutto chi ha bisogno oggi di quello che Costanzo Preve chiama "letteratura di guerra".

Il cliente è costituito da ciò che Dacia Valent chiama la "néoconnarderie", una vasta fascia di persone impaurite per la crisi in corso ma incapaci di spiegarsela. Che si lascia scippare il posto di lavoro dalla ristrutturazione capitalista, ma teme solo la zingara che chiede l'elemosina, per capirci. Gente la cui visione del mondo è costituita esclusivamente da una confusa sedimentazione di titoli di telegiornali. Persone che ci tengono a sposarsi in chiesa, ma che hanno anche colto in pieno il consumismo post-sessantottino: il prodotto Fallaci, che unisce il contenitore di "donna liberata", anzi atea e femminista, al razzismo più arcaico, soddisfa perfettamente le esigenze di questi consumatori.

A parità di contenuto, qual è la differenza tra la Fallaci e Holywar? Perché qualche differenza c'è, in effetti:

I curatori del sito Holywar non ricevono gratuitamente diverse pagine sul Corriere della Sera. Non vengono pubblicati dalle principali case editrici nazionali. Non si trovano i loro libri in commercio addirittura negli uffici postali, come succede con Oriana Fallaci: lo ha potuto constatare un mio amico (che ha approfittato di una coda di 45 minuti per leggersi tutta la Forza della ragione).

Le tesi di Holywar non vengono discusse, magari come "brillanti provocazioni", durante i principali talk-show televisivi. Né il webmaster del sito viene invitato a tenere discorsi all'American Enterprise Institute. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion non vengono distribuiti, come è sucesso invece con l'autointervista di Oriana Fallaci, venduta in allegato al Corriere della Sera al prezzo di quattro euro.

Ferruccio de Bortoli


Ferruccio de Bortoli - da direttore del Corriere della Sera, ha lanciato il primo articolo razzista di Oriana Fallaci;
da direttore della Rcs, ha lanciato la vendita di mezzo milione di copie della "autointervista" di Oriana Fallaci
in allegato al Corriere della Sera

Con Oriana Fallaci invece, ti capita di scendere dal treno e venire avvicinato da venditrici di Panorama con "l'eccezionale anteprima" del libro della "più grande scrittrice italiana".

Ti capita di leggere su Panorama una lunghissima intervista con "la più grande scrittrice italiana" (9 dicembre 2003), scritto da Carlo Rossella e Lucia Annunziata (sì, proprio quella che certa stampa vorrebbe "di sinistra"!), con un tono che ricordo quello degli elogi dei prìncipi scritti dai più sciatti poeti cortigiani del Seicento:

"non basta imitare un modo di pettinarsi e vestirsi per diventare la Fallaci. Bisogna avere la sua cultura, la sua classe, la sua formazione di vita, il suo coraggio per diventare la Fallaci. Infine o soprattutto la sua intelligenza, la sua personalità e il suo carattere di ferro."

Tutti abbiamo una nostra "personalità". Ma quando l'industria culturale decide di trasformare un essere umano in un prodotto, quella personalità viene riplasmata e trasformata in una parte fondamentale del prodotto stesso: si pensi alle apparenti follie di Michael Jackson, che fanno per˛ parte integrante della pubblicità dei suoi dischi.

Così abbiamo la "personalità" che l'industria ha assegnato al Prodotto Fallaci: la signora schiva, dignitosa, che muore di cancro, che non parla con nessuno. A descrivercela così sono le stesse persone che ci vendono il Prodotto. Per capirci, è un po' come se la FIAT ci dicesse che la sua ultima macchina è "elegante" e "prestigiosa". Pu˛` darsi che lo sia, o che non lo sia; ma la persona intelligente non si fida ciecamente della pubblicità.

Insomma, non sappiamo come sia di carattere la Fallaci oggi. Possiamo solo dire che chi vende il Prodotto, mentre lo vende, insiste molto sulla presunta magia della sua personalità.

A questo punto, penso che capirete perché io non polemizzo con la Fallaci. Semplicemente, se io ho un problema con un'auto della FIAT, non mi metto a litigare con la scatola del cambio. Vado a Torino a vedermela con la direzione.

Per questo motivo, è con Ferruccio de Bortoli, ex-direttore del Corriere della Sera, attualmente direttore del quotidiano della Confindustria, con i responsabili dell'Ulivo di Milano che hanno cercato (invano) di candidare Ferruccio de Bortoli come sindaco, con i redattori dei talk-show, con i responsabili delle case editrici e magari con i direttori delle poste che mi viene voglia di litigare, non con il loro Prodotto.

Questa mia decisione non mi impedisce di pubblicare commenti altrui sui libri di Oriana Fallaci:









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