Il maoismo

VIII parte
 



Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis è stato diviso in nove parti.

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21. Nei tre precedenti paragrafi ho cercato di "situare" il maoismo europeo nel contesto concorrenziale di altre formazioni ideologiche rivali (il comunismo togliattiano, il trotzkismo ed infine l'operaismo italiano). Dico subito che questo è solo l'aspetto superficiale e poco rilevante della questione del maoismo occidentale. Oggi la sola questione veramente rilevante sta nel chiedersi il perché della sua sostanziale incapacità nel realizzare una vera rivoluzione teorica di paradigma all'interno del marxismo, di cui forse c'erano già alcuni presupposti.

22. Come ho già sostenuto in uno scritto precedente (ed a questo complementare) il trotzkismo teorico non poteva diventare la matrice di un rinnovamento radicale e qualitativo del paradigma marxista, per il semplice fatto che il trotzkismo è solo l'aggiornamento coraggioso di un modello teorico classico della Seconda Internazionale (più esattamente, della sua terza variante di sinistra, dopo quelle di Georges Sorel e di Rosa Luxemburg). Questo modello teorico è una teoria di "media portata" (middle-range theory), che non può portare fino in fondo la sua rivoluzione scientifica, unica soluzione ad una crisi scientifica (per usare la corretta terminologia di Kuhn). Come il bordighismo e l'anarchismo, ed ancora più di loro, il trotzkismo può solo riprodurre all'infinito il proprio modello, pagando peraltro il prezzo di una continua catena di scissioni, dovute al fatto che è impossibile dedurre una tattica politica mondiale unitaria da un corpo dogmatico di assunzioni teoriche risalenti nel migliore dei casi agli anni Trenta del Novecento.

Dal comunismo maggioritario di origine staliniana non ci si può aspettare proprio nulla, ed infatti non è venuto fuori proprio niente, se non un patetico e riluttante continuo scivolamento prima nella socialdemocrazia e poi direttamente nella gestione politica della riproduzione capitalistica ed imperialistica. Visti a distanza di due decenni, i tentativi di Giuseppe Vacca di "dimostrare" il carattere "rivoluzionario" della linea di Palmiro Togliatti e di Enrico Berlinguer appaiono come un gioco di società della media borghesia meridionale in vacanza. Il grande Antonio Gramsci può essere stiracchiato da tutte le parti, ma se si continua a sostenere che ci vuole il Moderno Principe che dirige i suoi Intellettuali Organici per vincere una Guerra di Posizione allora tanto vale abbandonare questa cupa caserma per unirsi agli spinelli dei disobbedienti desideranti. Pietro Ingrao, persona squisita che ho avuto l'onore di conoscere personalmente ad Urbino, è certamente stato un buon poeta ciociaro minore, ma l'idea che sia stato anche un "teorico" può venire solo in testa a chi non sa neppure che cosa sia veramente una "teoria".

Le cose stanno diversamente per il maoismo. Per comodità del lettore, ripeto qui i due punti veramente rivoluzionari del suo paradigma. In primo luogo, il fatto di aver capito che la storia universale ha un andamento dialettico multilineare e non unilineare. Questo significa rompere con tutto il marxismo della Prima, Seconda, Terza e Quarta Internazionale, e con il modello di esportazione e di generalizzazione occidentalistica per cui il proletariato di fabbrica diventerà per successivi allargamenti l'intera umanità. In secondo luogo, il fatto di aver capito che di per sé il partito comunista, se muta la sua linea politica e cessa di avere un orizzonte strategico, è una forza "borghese" (cioè capitalistica ed imperialistica) esattamente come le altre, e quasi sempre peggiore delle altre perché formata da recenti arricchiti che erano poco prima dei poveracci con le pezze al culo, e che si portano dietro tutta la loro fame pregressa di barche da diporto e di scarpe di lusso.

Il lettore non dica che è poco. moltissimo. Chi capisce che la storia del mondo non è unilineare ma multilineare e che i comunisti degenerati sono il personale politico ideale per la gestione capitalistica, in quanto si tratta di burocrati nichilisti privi di coscienza infelice, e del tutto vaccinati da ogni tentazione ideologica di contestazione avendola già metabolizzata in precedenza, ebbene costui ha già capito il 50% di ciò che è necessario per effettuare una rivoluzione scientifica sulla base del marxismo, o almeno dei suoi spunti migliori.

23. Il maoismo si è però fermato a questo 50%, e non ha saputo andare avanti, per ragioni evidentemente profonde ed ineludibili. Ho richiamato prima quelli che per me restano i due nomi più significativi del maoismo occidentale europeo, Charles Bettelheim e Gianfranco La Grassa, ma non c'è qui lo spazio per una analisi seria dei loro contributi. Dirò invece come la penso sulla questione teorica fondamentale, anche se lo dirò in modo assolutamente telegrafico ed un po' apodittico.

Bisogna evidentemente partire dalle due acquisizioni ricordate (carattere multilineare dello sviluppo storico e natura integralmente capitalistica dei partiti comunisti degenerati). Ma si tratta solo di un punto di partenza, necessario ma non sufficiente. Bisogna andare più avanti. Se infatti si continuerà a mantenere la centralità metodologica della teoria del valore, da cui "dedurre" economicamente l'intero modo di produzione, allora non si faranno veri progressi. Se si continua a pensare che la filosofia e la conoscenza filosofica sono cose da preti e da borghesi idealisti, e si pensa che basti un ticket scienza-ideologia per capire il mondo, allora non si faranno veri progressi. Se si continuerà a coltivare la leggenda della capacità rivoluzionaria "modale" della classe operaia di fabbrica, una capacità storicamente smentita in modo clamoroso nell'ultimo secolo in tutto il mondo, allora non si faranno veri progressi.

Ho qui ricordato solo tre punti, che da soli riempirebbero un libro di mille pagine se solo li si volesse analizzare seriamente. Ma ciò che conta è capire che il maoismo non li poteva e voleva affrontare. La teoria del valore doveva restare intoccabile, perché Marx e Lenin lo avevano detto. La centralità del soggetto operaio e proletario doveva restare intoccabile, perché Marx e Lenin lo avevano detto. Il carattere solo ideologico della conoscenza filosofica, irrilevante e vuota rispetto alla sola scienza positivisticamente deificata, doveva restare intoccabile, perché Marx e Lenin lo avevano detto.

In questo modo, ed è stata una cosa tragica, il maoismo si è fermato sulla porta. Fermandosi sulla porta, ha finito con il subire la stessa sorte del trotzkismo, diventando una teoria di "media portata", una teoria che non vuole per paura andare fino in fondo. Io capisco benissimo questa paura. Chi abbandona la costa per il mare aperto rischia veramente di naufragare. Ma chi non la abbandona non naufragherà certamente mai, ma non scoprirà neppure mai niente.

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