Etica ed economia
Una critica radicale a Michael Novak e ai teocon

seconda parte
 

di Oscar Nuccio



Alla nota introduttiva




2. Due turlupinature storiografiche: "etica protestante-spirito del capitalismo"; "francescanesimo-spirito del capitalismo"

La critica fondata di don Innocenti al propagandato ed ideologizzato libro di Michael Novak (Capitalismo e democrazia da me recensito sulla "Rivista di Politica Economica" del gennaio 1988) mi consente di parlare di problematiche che conosco ed alle quali ho dedicato gran parte della mia vita di studioso.

Il gettonato sociologo statunitense appartiene alla folta schiera di coloro che intendono stabilire relazione diretta ed immediata tra il capitalismo storico e il cristianesimo; Novak, in particolare, si serve della relazione per erigere sulla sua base il castello (di chiacchiere) del "cattolicesimo liberale". Tutti costoro, i quali spesso parlano di cose che non conoscono, si dividono in due schiere: la prima, forse più numerosa, formata da sociologi, storici, giornalisti, pamphletisti, che accettano e propagandano fideisticamente la paradossale equazione di Max Weber "etica protestante-spirito del capitalismo".Questa, come cercherò di spiegare nel modo più semplice e più chiaro, ha tenuto banco ed è sembrata vincente e convincente per il fatto che si è rappresentato per lungo tempo il medioevo con certi caratteri di staticità e di compatezza, una età nella quale - si dice - a governare gli uomini fu solo ed unicamente la norma religiosa. La Riforma portò la novità rigeneratrice; insomma Calvino batte s. Tommaso; per dirla, absit iniuria verbis, con linguaggio sportivo.

La seconda schiera comprende gli storici di matrice cattolica, ma essa non è al suo interno omogenea: vi si trova una prima pattuglia, raccolta attorno a Giuseppe Toniolo, uomo degli anni della Rerum novarum, che per motivi ideologici tiene a rappresentare la società medievale, e gli uomini in essa viventi, quale ordinamento (potrei dirlo con parole dello storico romantico-cattolico Giuseppe Mira, allievo di Amintore Fanfani, ma mi servo del testo del più noto ed autorevole Werner Sombart dal citato storico italiano strumentalizzato) in cui

"l'ideale supremo, espresso al livello massimo di perfezione nel meraviglioso sistema di san Tommaso, è l'anima individuale, che riposa in sé stessa e che dal profondo della sua essenza tende verso l'alto, come componente organica dell'umanità vivente. A questo ideale si adeguano [sic!!] tutte le esigenze e tutte le forme di vita []. Ad esso si conformano [sic!!] le idee guida che dominano la vita economica". Lo storico cattolico americano ha sincopato il pezzo dell'autore di Capitalismo moderno scrivendo che il medio evo fu "statico, unitario, compatto". Banalità ripetuta dallo storico cattolico Romano Molesti, allievo di Gino Barbieri, allievo di Amintore Fanfani, propagandata, quel che è peggio, da Ovidio Capitani ("Maestro della Scuola Bolognese", secondo la definizione di don Amleto Spicciani) con queste parole: la società medievale fu "preoccupata di far coincidere ogni sua azione [sic] con una norma valida per tutti".

Falso!

Queste premesse hanno prodotto una certa storiografia economica supportante (come si dice oggi) la "dottrina sociale" della Chiesa ("inventata", ci fa sapere l'episcopale Avvenire, da Papa Leone XIII).

I tempi cambiano e la Chiesa attenta a seguirne i "segni" ha avviato un "ecumenismo" che non ha risparmiato l'economia politica e la sua storia. Mi spiego. Poiché l'ecumenismo doveva includere insieme alle altre religioni anche la "religione" del capitalismo, gli storici cattolici, specie quelli di Bologna (che citerò più avanti) hanno "revisionato" testi teologici, ecclesiologici, economici, per sostenere un nuovo indirizzo, grazie al quale ora essi propagandano che lo spirito del capitalismo non è stato generato da Giovanni Calvino & C., ma ha avuto per padri - udite udite! - i frati francescani.

Se l'equazione di Weber è paradossale, l'equazione "francescanesimo-capitalismo" è assolutamente inqualificabile. Eppure l'accredita l'episcopale Avvenire per mezzo di accademiche penne prestigiose (Dario Antiseri). Ambedue le equazioni sono macroscopici inganni che passando di libro in libro, di giornale in giornale, sono diventati verità (come ho dimostrato nel mio libro Falsi e luoghi comuni della storia). La dimostrazione è stata possibile grazie alle ricerche decennali esposte nei cinque tomi de Il pensiero economico italiano.


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