Note critiche sul bordighismo

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V parte
 



Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis è stato diviso in nove parti.

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Alla prima parte




13. Vi è però una seconda e più importante ragione di questo anonimato, ed è il fatto che il bordighismo rifiuta integralmente la categoria di individuo e di individualità, ritenute residui piccolo-borghesi per politicanti "elettoraleschi" (espressione di Bordiga stesso). Posizione legittima, ma Marx non c'entra niente. Perché il lettore ne prenda atto, dovrò fare una cosa che odio, e cioè ricorrere ad una citazione.

14. Apriamo Karl Marx (cfr. Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, La Nuova Italia, Firenze 1968, pp. 98-99). Scrive Marx: "I rapporti di dipendenza personale (all'inizio su una base del tutto naturale) sono le prime forme sociali, nelle quali la produttività umana si sviluppa soltanto in un ambito ristretto ed in punti isolati. L'indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale è la seconda forma importante in cui giunge a costituirsi un sistema di ricambio sociale generale, un sistema di relazioni universali, di bisogni universali e di universali capacità. La libera individualità, fondata sullo sviluppo universale degli individui e sulla subordinazione della loro produttività collettiva, sociale, quale loro patrimonio sociale, costituisce il terzo stadio. Il secondo crea le condizioni del terzo".

E adesso commentiamo brevemente.

15. Commentare significa fare una serie di commenti, più esattamente una rosa di commenti. Solo i sacerdoti credono nel commento veramente autentico, e bruciano sul rogo i falsi commentatori. Cominciamo.

In primo luogo, io non odio affatto le citazioni in sé, ma l'uso dogmatico, idolatrico, terroristico e falsamente risolutivo delle citazioni stesse. Tra l'altro, citare Platone e Marx non è affatto la stessa cosa. Se non cito correttamente Platone, non saprò mai che cosa Platone ha detto, e gli attribuirò posizioni che non ha mai veramente sostenuto (e si pensi al modo sciagurato con cui Popper cita Platone che era già "totalitario" nell'antica Atene, laddove il "totalitarismo" non nasce prima del Novecento). ma per Marx le cose non stanno in questo modo. Il marxismo è una scienza sociale aperta, in costruzione ed in progresso, di cui Marx fu solo l'iniziatore, e credere di potersela cavare citandolo significa che non si ha un'idea corretta dell'avanzamento delle scienze. Inoltre, ho conosciuto a Parigi negli anni Sessanta due dei massimi esperti mondiali in citazioni di Marx, Maximilien Rubel e Roger Dangeville. Essi conoscevano praticamente Marx a memoria, e pubblicarono entrambi fondamentali studi di citazioni marxiane bene ordinate in tematiche. Ebbene, Rubel approdò ad un marxismo etico ed umanistico integrale, mentre Dangeville praticava invece un marxismo di tipo esplicitamente bordighista. Dallo stesso arsenale di citazioni essi avevano tratto, in perfetta buonafede e con la massima serietà scientifica, conclusioni teoriche assolutamente opposte. Non mi raccontino, allora, che le citazioni "tagliano la testa al toro".

In secondo luogo, tuttavia, ogni tanto e con parsimonia citare fa bene. In questo caso lo fa. E lo fa perché Marx riteneva di avere già completamente "metabolizzato" la propria coscienza filosofica e di averla completamente travasata nella sua critica dell'economia politica, ed è dunque assolutamente parco di osservazioni filosofiche. Esse sono pochissime dopo il 1845, ma ciò non significa che non siano importanti. Questa per esempio lo è, ed appunto a mio avviso scoraggia ogni lettura bordighista o similbordighista.

In terzo luogo, è chiaro che Marx parla di schiavismo e feudalesimo (dipendenza personale), capitalismo (indipendenza personale) e comunismo (libera individualità). Si tratta, in estrema sintesi, delle figure antropologiche tipiche e caratterizzanti di questi tre diversi tipi di legami sociali (correttamente definiti da Marx "sistemi di ricambio sociale generale", ottima formulazione dell'equivalente termine di "modo di produzione"). Non mi si racconti allora, citando Louis Althusser, che Marx faceva solo epistemologia e non antropologia filosofica. Io sono un noto credulone, ma non fino a questo punto.

In quarto luogo, non è un caso che Marx utilizzi i due termini distinti di persona e di individuo, più esattamente del termine persona per indicare i modi di produzione precapitalistici ed il capitalismo, ed il termine individuo per indicare solo il comunismo. La distinzione è molto importante. Il termine persona è la versione latina del greco prosopon, che significa "maschera", e cioè non persona quanto piuttosto ruolo, personificazione, ruolo teatrale. Il prosopon era fatto per mascherare il volto dell'attore, non per mostrarlo, e ce n'erano solo di due tipi, tragico e comico. Le facce erano milioni, ma i prosopa erano solo due. Per Marx nei modi di produzione classistici (sia precapitalistici che capitalista) gli individui entrano in scena solo come persone, cioè come "maschere di carattere" (Charaktermasken), in quanto devono "impersonare" ruoli economici prefissati dal modo di produzione, ruoli che sono di fatto di due diversi tipi, e cioè di dipendenza personale e di indipendenza personale.

In quinto luogo, è chiaro che Marx distingue fra in-dipendenza ed in-dividualità. Ho messo il trattino perché il lettore presti un'attenzione particolare. Questo in corrisponde al greco a, ed è un prefisso unicamente privativo, dunque negativo. Nel capitalismo si è in-dipendenti, perché non si dipende più come ai tempi degli schiavi e dei servi della gleba, ma non si è ancora pienamente in-dividui, perché il processo di in-dividualizzazione dell'uomo sociale non è stato portato a termine, e non lo sarà finché saremo ancora dipendenti non più da persone, ma dal rapporto di produzione capitalistico.

In sesto luogo, per finire, si vede che Marx, quando usa l'espressione "libera individualità", parla di libertà e non di eguaglianza. L'eguaglianza è solo la forma del comunismo, mentre solo la libertà ne è il contenuto. In termini kantiani, l'eguaglianza è solo una struttura trascendentale formale a priori, mentre solo la libertà è una vera determinazione concreta. Se si presta attenzione a questo punto, saltano subito fuori alcune conseguenze, di cui ne farò risaltare solo tre.

Primo, si vede bene come sia del tutto infondata la classica concezione del marxismo, stabilita da Engels e da Plechanov (e ripresa da Lenin) per cui la libertà coincide con la coscienza della necessità. Lascio qui in sospeso (ma lo riprenderò altrove) se essa si possa o no far risalire a Spinoza (io non lo credo). Per Marx la libertà (attributo indiscutibile della libera individualità) coincideva con l'espansione di tre fattori creativi (le relazioni universali, i bisogni universali e le universali capacità). Non mi raccontino allora che la corretta concezione marxista di libertà è la sua identità con la coscienza della necessità. Si tratta della deformazione positivistica di un originario substrato meccanicistico.

Secondo, si vede bene come l'ossessione polemica di Bordiga e dei bordighisti contro l'"individualismo" è del tutto infondata, soprattutto poi quando è sostenuta in nome di Marx. Ma Marx, cari bordighisti, diceva esattamente il contrario. Se veramente foste conseguenti con la vostra mania citazionistica, dovreste onestamente ammetterlo, senza credere in modo demonologico che tutto questo sia solo un complotto piccolo-borghese contro il Blocco Sacro.

Terzo, ed ultimo, chi ha inteso bene la citazione di Marx avrà anche capito che gran parte dell'abituale modo di accostarsi al marxismo è da buttare. Ad esempio Norberto Bobbio, grande creatore di (ingannevoli) dicotomie, sulla base delle due dicotomie Libertà/Eguaglianza e Individualismo/Collettivismo, ha ripetutamente inserito Marx nella doppia casella dell'Eguaglianza e del Collettivismo, in modo da farlo diventare il contrario della Libertà e dell'Individualismo. Curioso, per un signore che ha scritto che la figura antropologica del comunismo è la "libera individualità", e cioè l'esatto contrario. Ignoranza? Disonestà? Sciocchezze. Io ho conosciuto molto bene Norberto Bobbio, persona colta ed onesta, del tutto priva di ignoranza e di disonestà. Ed allora perché questo equivoco clamoroso di 180? Ma il perché è semplice. Ognuno ripete ciò che il clima generale del proprio tempo ripete credendo di sapere, e ci vogliono mutamenti tellurici (peraltro non ancora avvenuti) perché un riorientamento gestaltico possa aver luogo, in particolare nelle due categorie dei professori universitari e dei militanti politici, due delle categorie più conservatrici e lente di riflessi dell'intero panorama geografico mondiale.



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