Nichilismo, individuo, universalismo reale

Un percorso originale ed inedito di ricostruzione della filosofia marxista

VII parte
 



Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis è stato diviso in otto parti.

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22. evidente che qui si ha a che fare con una dialettica molto più delicata e complessa. Storicamente, il Novecento ha visto fallire tragicamente il tentativo di generalizzare e di universalizzare la figura del compagno, e questo non solo nei paesi capitalistici, ma persino nei paesi in cui ufficialmente i "compagni" sono stati al potere (1917-1991 in URSS, e dunque 74 anni, 1945-1990 in Germania Orientale, e dunque 45 anni, eccetera).

Tutti conoscono le rassicuranti spiegazioni consuete: emergenza, accerchiamento capitalistico,seduzione del modello dei consumi occidentale, burocratizzazione, penuria e scarsità, residui di abitudini individualistiche ed egoistiche di tipo capitalistico e precapitalistico, eccetera. Ma si tratta quasi sempre di parole vuote e tautologiche. L'unico modo radicale e veramente filosofico di affrontare la questione è quello di legare insieme ancora una volta i tre temi del nichilismo, dell'individuo e dell'universalismo, perché è evidente che se il "compagno" continua ad essere ispirato da una visione del mondo nichilistica (consapevolmente o inconsapevolmente), sia pure nutrita della migliori intenzioni soggettive, non si ha alcun superamento effettivo delle contraddizioni prima segnalate a proposito della soggettività borghese, e non si consegue dunque nessun universalismo reale.

23. La prima figura storica del compagno che può essere ricostruita con una certa precisione è quella del "militante". Il termine "militante" ha una doppia origine militare ed ecclesiastica (il miles Christi, il soldato di Cristo martire e testimone). Duemila anni di storia mostrano in modo assolutamente inequivocabile che non si tratta di una figura sociale universalizzabile, eppure i marxisti rimuovono sistematicamente questo fatto evidente, come se la futura società comunista potesse essere una società di militanti comunisti.

La prima figura storica del militante è quella del militante socialdemocratico tedesco costituitasi fra il 1875 ed il 1895, un ventennio assolutamente cruciale per la genesi del marxismo, incomprensibilmente trascurato da tutti coloro che sembrano far cominciare il marxismo nel 1917 o nel 1945, e ne ignorano invece le origini. Questo militante, a mio avviso, mutua il suo profilo antropologico da protestantesimo luterano tedesco, e questa genesi non può essere dimenticata. In primo luogo, viene secolarizzata la negazione luterana del libero arbitrio del credente, ed il destino voluto da Dio diventa semplicemente il destino dell'inevitabile passaggio dal capitalismo al socialismo, con un semplice passaggio secolarizzante da Dio onnipotente alla storia onnipotente. In secondo luogo, viene secolarizzata l'approvazione luterana del libero esame, per cui la discussione sul marxismo non solo non viene scoraggiata (come avverrà fra i marxisti di origine ortodossa o cattolica, entrambi chiesastici), ma viene anzi incoraggiata e promossa pubblicamente. Il militante socialdemocratico luterano parla apertamente di Marx, e non ha nulla in comune con il militante ortodosso (in senso religioso) staliniano, che sacralizza lo stesso marxismo definendolo "ortodosso" (espressione assolutamente folle per un luterano), e soprattutto con il militante cattolico togliattiano, che vive di fideismo e di delega assoluta agli intellettuali-preti del partito. Vorrei insistere sulla differenza delle tre rispettive secolarizzazioni marxiste di origine protestante, cattolica ed ortodossa, anche se su questo punto vorrei tornare altrove con maggiore analisi, perché esse sono la chiave di tutto. La vera secolarizzazione fondante del militante marxista è quella luterana socialdemocratica, nel doppio aspetto di predestinazione assoluta (passaggio crollisticamente inevitabile dal capitalismo al socialismo) e di libero esame delle fonti (libera discussione delle fonti e della dottrina di Marx e di Engels).

24. Questa nobile figura del militante marxista socialdemocratico, a mio avviso molto superiore alle sue varianti ortodosse (Lenin) e cattoliche (Togliatti), non è però veramente universalizzabile. Lo impedisce il carattere chiesastico separato della sua identità. vero, tuttavia, che essa porta con se il principio secolarizzato del "sacerdozio universale", un principio superiore a quello apertamente sacerdotale e chiesastico delle secolarizzazioni ortodosse e cattoliche. Vale la pena esaminarle separatamente.

25. La secolarizzazione ortodossa (in senso religioso) del marxismo avviene ovviamente per la prima volta in Russia, e Lenin ne è indubbiamente protagonista. La divisione e l'enfatizzazione dicotomica fra marxismo ortodosso e marxismo revisionistico (cioè eretico) è assolutamente familiare a tutti coloro i quali (come chi scrive) conoscono la storia della teologia bizantina. Le fonti primarie vengono sacralizzate, e comunque sottratte a qualunque libero esame protestantico ed a qualunque ipocrita opportunismo gesuitico di origine cattolica. I riti diventano importantissimi, e la stessa ritualità ecclesiastica staliniana (con tutto il sistema di precedenze fra comunisti di prima, seconda e terza categoria) non fa che duplicare quella della chiesa ortodossa. Lo stesso materialismo dialettico è una specie di teologia generale, assolutamente incomprensibile per un marxista protestante secolarizzato, che infatti non a caso propende piuttosto per Kant e per Hegel. Secondo la tradizione cesaropapistica bizantina, che non distingue fra chiesa e stato ma fa dell'imperatore anche il massimo e supremo teologo e risolutore di dispute cristologiche, il capo comunista ortodosso secolarizzato (massimo esempio Stalin) risolve anche le dispute teoriche di tipo economico e filosofico, ed il suo giudizio è definitivo ed inappellabile. A Bisanzio cavavano gli occhi ai dissidenti, in nome appunto della teologia platonica della luce, che veniva così negata ai peccatori, mentre ai dissidenti sovietici era negata la comunione ecclesiastica con il popolo "buono", ed erano allora rinchiusi nei campi di lavoro. Chi scrive, a differenza della stragrande maggioranza degli studiosi italiani di marxismo, conosce abbastanza bene la storia e la natura del marxismo russo-sovietico. La sua duplicazione dalla teologia bizantina è assolutamente stupefacente, e chi non la nota è come un gattino cieco.

26. La secolarizzazione cattolica del marxismo vede in Togliatti (in Togliatti, non in Gramsci) in suo punto massimo. Il cattolicesimo non è tanto caratterizzato dal papa e dal celibato dei preti, come ritengono superficialmente molti, ma dalla negazione del sacerdozio universale e dalla limitazione estrema del libero esame dei testi sacri, riservati a preti e teologi autorizzati. In più, c'è anche una buona dose controriformistica di ipocrisia gesuitica. Questo è esattamente il comunismo di Togliatti. Fideismo per le masse, pragmatismo per i politici di professione, confinamento del dibattito marxista a gruppetti di intellettuali sorvegliati, produzione massiccia di eremiti e di ultimi uomini. Basta guardare.

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