Proposta di interpretazione, metodologia e periodizzazione per la storia della filosofia marxista
(1839-2002)

XI parte
 



Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis è stato diviso in quattordici parti.

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38. Come è noto, i seguaci di Bucharin, i materialisti detti "volgari" ed i collaboratori di Deborin furono sconfitti in URSS a partire dal 1931. Ne diremo fra poco le ragioni. Fuori dall'URSS si stava intanto sviluppando il cosiddetto "marxismo occidentale". Ne esamineremo qui solo le tre principali versioni, Storia e Coscienza di Classe di Lukàcs, Marxismo e Filosofia di Korsch ed infine la parte filosofica dei Quaderni da Carcere di Gramsci.

39. Pubblicata nel 1923, Storia e Coscienza di Classe di Lukàcs rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia della filosofia marxista. Lukàcs cerca un "fondamento" filosofico del marxismo, e rifiuta i precedenti fondamenti di Engels e di Kautsky, e cioè le leggi della dialettica e l'evoluzionismo storicistico. Il nuovo fondamento proposto da Lukàcs è in breve l'unità idealistica fra Soggetto ed Oggetto, in cui il soggetto è il proletariato mondiale cosciente del suo ruolo storico rivoluzionario, e l'oggetto è la storia universale concepita come struttura trascendentale riflessiva, dotata cioè di un senso razionale ricostruibile. A me sembra vi sia una certa fedeltà a Karl Marx, che pensava già che la borghesia vorrebbe essere una classe universale, ma non lo è perché sfrutta ed estorce plusvalore, mentre il proletariato lo può diventare, in quanto non progetta di sfruttare nessuno, ma solo di liberare il lavoro.

La proposta di Lukàcs è generalmente definita "hegeliana", ma a mio avviso non lo è. Hegel pensava che la filosofia, come la nottola di Minerva, venisse solo al crepuscolo, quando le cose erano già avvenute, e si sarebbe rifiutato di "dedurre" la razionalità da una semplice essenza in sviluppo potenziale (nel linguaggio aristotelico, essente-in-possibilità, dynamei on), come era appunto il caso del proletariato. C'è semmai molto più Kant che Hegel, perché il proletariato di Lukàcs è pienamente trascendentale, in quanto contiene in sé formalmente le sue condizioni a priori di autocoscienza. Ma la vera fonte è solo Max Weber, e la sua teoria è idealtipica della cosiddetta "coscienza attribuita" (zugerechnete). Il proletariato, infatti, è rivoluzionario solo idealtipicamente (in linguaggio pseudohegeliano, Per Sé). La storia del Novecento ha mostrato che invece, concretamente e non idealtipicamente, non lo è.

40. Pubblicata nel 1924, l'opera di Korsch Marxismo e Filosofia (che deve essere esaminata con le sue opere precedenti e successive) dà dell'unità fra soggetto (proletariato) ed oggetto (senso della storia) una versione meno idealtipica e più materialistica. Il proletariato, in definitiva, deve comportarsi storicamente in modo rivoluzionario per poter essere tale, e non basta certo che lo sia in modo idealtipico. Se infatti lo è in modo idealtipico, allora occorre necessariamente rivolgersi al partito leninista, che lo concretizza e di fatto lo sostituisce. Lukàcs seguirà ovviamente questa via, e lo trovo del tutto logico. Se infatti il proletariato sociologico concreto dorme, e continua a dormire, devo rivolgermi al guardiano notturno che è sempre sveglio, e questo guardiano notturno è appunto il partito leninista e i suoi infiniti succedanei.

Korsch rifiutò questa facile via sostitutiva. L'unità fra soggetto ed oggetto deve essere reale e concreta, storicamente verificabile. Korsch fu anche il maestro di marxismo di Bertolt Brecht, che ne fu molto influenzato. A metà degli anni Trenta si rifugiò negli USA, dove ovviamente aderì ai piccoli gruppi di "comunisti dei consigli" di Paul Mattick, i primi veri "operaisti" della storia del marxismo. Se infatti mi precludo il facile rifugio nel partito leninista, che può durare secoli di "sonno proletario" continuando ad agitare una rivoluzionarietà idealtipica ed inverificabile, devo in qualche modo dare delle scadenze alla storia per verificare se veramente questa marxiana classe operaia è rivoluzionaria o no.

Korsch verifica che non lo è. In teoria essa dovrebbe essere comunista, ma in pratica in URSS è staliniana, in Germania è nazista e negli USA è rooseveltiana. Comunque comunista mai. Ed allora nel 1950 Korsch ne prende atto, e dichiara onestamente di non essere più marxista. E di non esserlo più per manifesta falsificazione storica dell'ipotesi di Marx. Io trovo questo encomiabile comportamento di una onestà cristallina. Ma voglio ovviamente fare tre ordini di osservazioni.

In primo luogo, Korsch non sembra mai consapevole che il soggetto rivoluzionario originale di Marx non è mai stata la classe operaia e proletaria, ma il lavoratore collettivo cooperativo associato, dal direttore di fabbrica all'ultimo manovale, alleato con il >general intellect. Certo, non aveva letto i Grundrisse (pubblicati per la prima volta in URSS nel 1939), ma comunque così era. La sua teoria operaistica del soggetto rivoluzionario era dunque discutibile.

In secondo luogo, Korsch applica per la prima volta inconsapevolmente la teoria epistemologica di Popper dell'esperimento di falsificazione al marxismo. La storia avrebbe "falsificato" l'ipotesi scientifica di Marx sulla classe operaia, perché essa continua ripetutamente in centinaia di casi a comportarsi sempre in modo non rivoluzionario. Ma la teoria di Popper, concepita per la fisica, non prevede date di scadenza in storia. perfettamente possibile che passino ancora secoli, e che nel 2445, in pieno dominio capitalistico da Guerre Stellari, gruppi di marxisti rimasti continuino a dire che si sta formando il general intellect e che la classe degli operai salariati, nel frattempo composta anche da organismi cibernetici (secondo l'ipotesi di Antonio Negri), sta preparandosi per prendere il potere. Le sette bordighiste lo fanno quotidianamente.

In terzo luogo, il "comunista dei consigli" Korsch anticipa di circa trent'anni la struttura metafisica del cosiddetto "operaismo italiano". Non c'è però confronto fra l'onestà scientifica tedesca di Korsch e le metamorfosi da Pulcinella dell'operaismo italiano. Korsch fa un'ipotesi, quella della rivoluzionarietà della classe operaia empiricamente data, e poi pone delle scadenze temporali e storiche a questa ipotesi. Antonio Negri prima parla di operaio-massa, poi di operaio-sociale, poi di general intellect, poi di nuove professioni tecnologiche, ed infine delle capacità ontologiche, teurgiche e dunque divine delle nuove moltitudini globalizzate disobbedienti. il regno delle ipotesi senza falsificazioni possibili. Il regno della vergogna. Onore postumo a Korsch, serio professore universitario tedesco marxista.

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