Dalla Rivoluzione alla Disobbedienza

Note critiche sul nuovo anarchismo post-moderno della classe media globale

VII parte
 



Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis è stato diviso in dodici parti.

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29. Personalmente non ho un cattivo giudizio di Massimo Cacciari. Cacciari ama e rispetta la filosofia, cerca di tenerla distinta dall'ideologia, e questo a me basta. Chi fa così non può essere del tutto cattivo, ed in ogni caso è un interlocutore, mentre Tronti è solo un curioso fenomeno ideologico da segnalare.

A suo tempo, Franco Fortini scrisse cose molto dure su Cacciari e sul cosiddetto "pensiero negativo". Dal momento che conoscevo personalmente Fortini, ricordo i suoi durissimi giudizi. A quel tempo li condividevo, ma oggi ritengo che sia necessario collocarli in un'ottica più ampia.

Torniamo agli otto anni che vanno dal 1976 al 1984. Sono gli anni dell'effimero e pletorico gonfiamento elettorale del PCI, del movimento detto del Settantasette, della lotta armata e dell'assassinio di Moro, dell'arresto di Toni Negri accusato di essere il capo dei terroristi, della sconfitta strategica della classe operaia FIAT, del consociativismo politico e dell'avvento dell'avido personale PCI nei posti superpagati del terzo canale televisivo. Sono gli anni che vedono anche l'avvento di Craxi e del craxismo, fenomeno politico sistematicamente interpretato alla luce del moralismo giudiziario di Mani Pulite, e quindi tuttora di fatto sconosciuto.

Da un punto di vista ideologico (attenzione, ideologico e non scientifico e filosofico) gli anni 1976-1984 sono gli anni della crisi e del sostanziale smantellamento non tanto del marxismo, come fu detto dagli apparati mediatici filosoficamente analfabeti, ma di quel modello di storicismo progressistico che in Italia era identificato con il marxismo in quanto tale, e che Palmiro Togliatti aveva imposto come l'unica forma di "politicamente corretto" nei ceti fiancheggiatori universitari, quelli che la destra definiva "utili idioti" e che in realtà non erano idioti per nulla, ma solo totalmente ignoranti in particolare su Marx, che confondevano con Togliatti, Amendola, Spriano ed Alicata.

assurdo rimpiangere quello storicismo progressistico, ed è allora assurdo criticare chi lo smantellò fra il 1976 ed il 1984. Certo, ci fu da noi anche una componente ideologica grottesca dovuta alla tradizione della Commedia dell'Arte. Per esempio, si andò a scomodare una epocale "crisi dei sistemi centrati", peraltro risalente ai primi del Novecento (crisi delle scienze, eccetera), per indicare il fatto che duecento professori universitari che votavano PCI (e poi PDS e DS) avevano smesso di "credere" nello storicismo progressistico.

anche opportuno distinguere fra il cosiddetto "pensiero negativo" (Cacciari) ed il cosiddetto "pensiero debole" (Vattimo). Non son affatto la stessa cosa, anche se erano sostenuti da elettori dello stesso PCI di allora. Cercherò di distinguerli concettualmente, perché senza questa opportuna distinzione la confusione e l'amalgama sono assicurati.

Il "pensiero negativo", di cui a mio avviso Cacciari fu uno dei migliori esponenti, si limita a segnalare che una lettura critica di Nietzsche e di Heidegger (ma non solo) effettivamente mette in crisi lo storicismo progressistico. la pura verità. Veramente lo avevano già detto a suo tempo Walter Benjamin ed Ernst Bloch, ma non se ne era accorto nessuno, anche perché Bloch ci aveva aggiunto del suo un ottimismo utopico del tutto fuori luogo. Cacciari compie in Italia grosso modo la stessa operazione che negli stessi anni Lyotard compie in Francia. Si tratta del sacrosanto ed ineludibile smantellamento delle cosiddette "grandi narrazioni". In proposito, la subalterna indignazione dei veri credenti, dei militanti di base, dei settari fondamentalisti, eccetera, è del tutto comprensibile sul piano psicologico, ma sul piano filosofico e scientifico vale zero. Se la terra non è piatta, ma è rotonda, è bene prenderne atto, anche se è inevitabile che subentri un senso di nausea e di spaesamento. Il pensiero negativo non è un alimento nutriente, ma una purga necessaria per chi si era riempito il ventre con una vergognosa abbuffata di illusioni storicistiche.

Il "pensiero debole" di Vattimo è un'altra cosa. Si tratta della versione tranquillizzante e perbenista del pensiero negativo. Il pensiero debole chiude immediatamente una crisi appena aperta tranquillizzando i lettori. Vedete, Dio è morto, Marx è morto, e non siamo mai stati tanto bene!

Nietzsche è cucinato come un annunciatore di Vattimo, cioè di colui che accetta il capitalismo e nello stesso tempo liberalizza in modo radicale (nel senso di Pannella e della Bonino) la morale repressiva borghese. Heidegger è cucinato come il secondo annunciatore dello stesso Vattimo, cioè come colui che certifica la sopravvenuta consumazione integrale dell'Essere, sostituito da una interminabile ermeneutica o meglio da una civile conversazione fra scettici liberali (per usare il corretto termine di Richard Rorty).

Vattimo, così come Abbagnano e Bobbio, interpreta così lo storico moderatismo perbenista della borghesia colta di Torino, che avendo già i Savoia e la FIAT effettivamente non ha più bisogno di altre divinità mondane.



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