Proposta di interpretazione, metodologia e periodizzazione per la storia della filosofia marxista
(1839-2002)

V parte
 



Per agevolare la lettura, questo articolo di Costanzo Preve, apparso per la prima volta sulla rivista Praxis è stato diviso in quattordici parti.

Alla parte successiva




14. Secondo lo studioso francese Pierre Rosanvallon, quello di Smith è un "capitalismo utopico" perché pretende di essere un meccanismo di autoregolazione perfettamente indipendente da qualunque intervento artificiale di tipo statale. Esso non si basa su di un precedente contratto politico, che potrebbe essere "disdetto" in qualunque momento, ma sulla mano invisibile di un meccanismo autoregolativo di offerte e di domande a sua volta incentrato su un preciso funzionamento della natura umana, che David Hume aveva definito in termini di attese. In realtà questo meccanismo è "utopico" perché non ha mai funzionato e non funzionerà mai. Ma Karl Marx parte proprio questo meccanismo, e non da un contratto politico sia pure di "sinistra", per affermarne il rovesciamento in base alle proprie leggi dialettiche di funzionamento. La stessa "mano invisibile" che per Smith regge la riproduzione infinita della domanda e dell'offerta forma progressivamente per Marx un lavoratore collettivo cooperativo associato, dal direttore di fabbrica all'ultimo manovale, che si allea con le potenze mentali e scientifiche della produzione capitalistica, da Marx connotate con il termine inglese di general intellect. Ma se veramente c'è questa mano invisibile, allora un fondamento filosofico veritativo non è più necessario, perché il fondamento è la mano invisibile stessa.

15. Ma la mano invisibile non è un fondamento veritativo, né nella versione della cosiddetta legge della domanda e dell'offerta, né nella versione della formazione progressiva di un lavoratore collettivo cooperativo associato. Fra l'altro, e lo dico qui del tutto incidentalmente e senza neppure darvi troppa importanza, nessuna delle due versioni si realizza nella realtà storica. Ciò che conta è che il rovesciamento del capitalismo utopico in comunismo utopico (che comunque non c'è) non viene affermato filosoficamente, ma con una postulazione economico-sociologica. Qui, purtroppo, sta il problema.

16. Nel 1848, quando insieme con Engels scrive il famoso Manifesto del Partito Comunista, in cui annuncia il conflitto epocale fra Borghesia e Proletariato come chiave teorica dell'epoca storica presente, Marx ha già deciso che quanto si ripromette di studiare, cioè la critica dell'economia politica come presupposto del comunismo, non ha bisogno di un fondamento filosofico e non deve averlo. Che chiami poi questo "materialismo" è assolutamente secondario. Il fatto che il mondo sia ontologicamente unitario, e cioè sia solo materiale, e perciò ci sia una sorta di monismo materialistico (teoria che Plechanov attribuì a Spinoza, a mio avviso erroneamente), non è un fondamento filosofico del comunismo, ma una semplice dichiarazione positivistica di ateismo.

allora curioso leggere da parte di alcuni commentatori che Marx dal 1848 al 1883 non si è più occupato di filosofia perché occupato 16 ore su 24 con l'economia. Si tratta di vere sciocchezze. Noi troviamo sempre il tempo per quello che ci interessa veramente e che riteniamo primario, salvo il caso di morti precoci o di malattie terribili. Per quello che non ci interessa, ovviamente, il tempo non lo troviamo mai. Marx in realtà pensava di avere già fatto prima dei trent'anni la resa dei conti con la filosofia, e di aver trovato un nuovo fondamento non filosofico del comunismo, la teoria del valore come motore del modo di produzione, la cui dialettica sociale immanente avrebbe risolto il problema producendo il lavoratore collettivo cooperativo associato. Sui presupposti filosofici impliciti della teoria del valore, che ho cercato di segnalare in alcuni paragrafi precedenti, ritengo che il grande Marx non avesse le idee chiare. Credo che si possa dire una cosa simile, giusta o sbagliata che sia, senza essere accusato di bestemmia.

17. Naturalmente una persona sensibile ed intelligente come Marx, nonostante la sua scelta di rinuncia ad ogni fondamento filosofico (non solo nel senso logico-ontologico di Hegel, ma anche di Platone, Aristotele Spinoza, Kant, e di tutta la filosofia seria), non poteva che essere sempre influenzato dai filosofi seri che aveva studiato in gioventù, come Spinoza, Epicuro, Hegel e Feuerbach. Non utilizza più il concetto di "alienazione", effettivamente ambiguo e generico, ma continua a pensare che il mondo sia egualmente alienato, cioè estraniato dalla sua possibilità di esistenza giusta e solidale. Quando scrive che il profilo antropologico del comunismo è la libera individualità, e non la dipendenza personale o l'indipendenza personale, è evidente che metabolizza virtuosamente Spinoza, Epicuro, Hegel e Feuerbach. Nessuna persona intelligente può liberarsi della filosofia, come nessun marciatore può liberarsi del sudore. Anche chi rifiuta la fondazione filosofica del proprio progetto non può fare a meno di avere egualmente una propria filosofia implicita.

18. Per concludere con Marx, richiamo soltanto un fatto curioso, e cioè che da più di un secolo i più vari commentatori marxisti, sempre ignari del fatto che Marx aveva rifiutato radicalmente ogni fondazione filosofica del proprio comunismo, gli hanno attribuito le filosofie più diverse. Questo è ovviamente un sintomo interessante. Platone, Aristotele, Spinoza, Kant e Hegel possono essere diversamente interpretati, e lo sono stati nel corso dei secoli, ma nessuno potrebbe attribuire loro filosofie diverse e contrastanti. Se questo è invece avvenuto per Marx, ciò è sintomo di una situazione del tutto anomala. Anomala, ma non oscura, perché a mio avviso la chiave del problema, l'uovo di Colombo che è sotto gli occhi di tutti, basta che lo vogliano vedere e non facciano come i cortigiani del re nudo che fingeva di marciare con gli abiti più lussuosi, sta appunto nel fatto che se uno rinuncia volutamente ad ogni fondazione filosofica obbliga poi i suoi seguaci ad attribuirgliene una arbitrariamente.


Gli articoli apparsi originariamente su questo sito possono essere riprodotti liberamente,
sia in formato elettronico che su carta, a condizione che
non si cambi nulla, che si specifichi la fonte - il sito web Kelebek http://www.kelebekler.com -
e che si pubblichi anche questa precisazione
Per gli articoli ripresi da altre fonti, si consultino i rispettivi siti o autori




e-mail


Home | Il curatore del sito | Oriente, occidente, scontro di civiltà | Le "sette" e i think tank della destra in Italia | La cacciata dei Rom o "zingari" dal Kosovo | Il Prodotto Oriana Fallaci | Antologia sui neoconservatori | Testi di Costanzo Preve | Motore di ricerca | Kelebek il blog