Le buffe avventure
di Aldo Torchiaro (X)
 



Miguel Martínez   

Per agevolare la lettura, il testo è stato diviso in undici parti.
Alla prossima parte
All'introduzione





gioved, 11 maggio 2006

Lo squalo di pozzanghera

Dopo il mio post sulla Fabbrica dello Zucchero Filato, una persona che abita nel Triangolo della Grappa ha raccontato che Lucio Niero sta cercando di discolparsi nella maniera più ovvia: "mi chiedeva soldi in continuazione, voleva soldi..."

I giornali, come si sa, scrivono che la moglie di Niero sarebbe venuta a sapere della relazione del marito alla televisione. La nostra corrispondente ci racconta, invece, che Jennifer parlava normalmente al bar e con gli amici della sua relazione: difficilmente la faccenda sarebbe potuta sfuggire alla moglie.

Infine, la nostra amica aggiunge:

"Non cambia molto, ma metti che la ragazza è particolarmente grintosa, magari di quelle che usano adesso, voglio voglio voglio. Metti che i genitori le abbiano detto per nove mesi devi farti ripagare, dobbiamo spillargli fino all'ultima lira, deve pagare il bastardo, soldi soldi soldi."
Non si tratta di spettegolare sulla moglie di Niero. Lo racconto invece per dare ragione a Francesco, il quale, commentando il mio post precedente, aveva sottolineato come certi comportamenti non fossero esclusivi della società capitalista. Infatti, negare di sapere qualcosa di cui chiacchiera l'intero paese è un comportamento che indica tracce antiche.

E' anche antico il rapporto con i soldi che la vicenda mostra. Il mondo intero è avido di danaro, ovviamente, e l'umanità è costituita in larghissima misura da potenziali omicidi, come dimostrano tra l'altro due guerre mondiali.

Ma la contemporaneità è soprattutto flusso sfuggente, acido corrosivo: nulla di meno materialista, nulla di più aperto all'immaginario. L'era precedente era invece un'era di solidità, di materialità.

Il vizio arcaico non è l'avidità, ma l'avarizia, rinunciare a tutto pur di non perdere una sola zolla di schei. E' qui la chiave del bilinguismo veneto, insieme dialettale e anglobale. Ecco che puoi andare da un giudice e pensare che quello ti capisca, se gli dici, "mi voleva togliere i soldi", allo stesso modo in cui potresti dire, "mi voleva portare via il bambino".

Jennifer ha insistito in maniera pressante per avere soldi?

E' ovvio che sarebbe stato nel suo diritto, anche se si trattava di un uomo che a quanto pare era cialtrone anche negli affari.

Però in altre parti del mondo, il padre di lei, invece di starsene a curare la sua fabbrica in Bulgaria, sarebbe tornato e avrebbe sparato a Lucio Niero. Lasciamo perdere se sarebbe stata una cosa buona o no. Non lo ha fatto, perché in questa particolare cultura non è pensabile uccidere per "onore", mentre è pensabile uccidere per la zolla di schei.

Inoltre, la pressione per avere i soldi non è detto che sia partita dalla ragazza. Non è difficile immaginare la madre, Maga Jennifer, e la nonna, Maga Priscilla, pensare all'amante della figlia allo stesso modo in cui avevano pensato a tutte le loro vittime televisive. Senza preoccuparsi più di tanto della possibilità che la vittima vera sarebbe stata proprio la figlia.

Mi è stato segnalato anche il bel giallo Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta (Edizioni e/o, Roma, 2005).

Qualcuno dice che ha difetti tecnici come giallo; ma i personaggi sono descritti con grande profondità, si legge bene ed è straordinario come ritratto sociologico del Veneto attuale.

Per tornare a uno dei temi trattati spesso su questo blog, Nordest descrive molto bene la figura del giornalista cialtrone. Nel brano che riporto qui, si parla del reporter di una TV locale, ma la descrizione calza perfettamente anche i giornalisti della stampa che potremmo chiamare nazional-locale, come certi piccoli quotidiani che i nostri lettori conoscono fin troppo bene.

"Adalberto Beggiolin era conosciuto nel suo ambiente col nomignolo di "squalo di pozzanghera", un predatore che rimestava in acque basse, sporche e melmose.

Non era un killer da fucile di precisione, no. Lui si trovava a suo agio con uno di quei fucili a canne mozze, caricati a pallettoni. Se spari nel mucchio, qualcosa prendi. Era uno stragista della notizia. Un buon servizio, per lui, era quello che si lasciava dietro vittime straziate e urlanti.

Era rimasto pertanto sconcertato quando, alla morte di Giovanna Barovier, non aveva ricevuto indicazioni precise su dove colpire né dal direttore, né dal caporedattore. Abbandonato a se stesso, un predatore come lui diventava cieco e stupido. L'istinto lo aveva spinto ad azzannare, ma stavolta aveva sbagliato preda.

Gli mancava la prudenza, il discernimento, la virtù dell'autocensura. Per questo non aveva fatto carriera nelle reti nazionali e aveva dovuto accontentarsi di nuotare in circolo nella pozzanghera del localismo d'assalto, che aveva fatto di lui una belva da cortile."

 
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